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C'è qualcosa di simile all'odio in questa rimirata lucida follia. Non si impongono desideri e misteri a questo stupendo volo a perdita d'occhio che insieme facciamo, coscienti di schiantarci prima o poi contro pareti di roccia scoscese. Ma non importa, non vogliamo affrettare la morte, vogliamo solo vivere fino in fondo finché il tempo tiranno non ci toglierà ogni possibilità di consumarci le ali, di trovare la foce che porta alle nostre reciproche fonti, alla simpatetica radice dell'albero della vita che racchiude il segreto del nostro amore. La tua schiena, la mia schiena, una contro l'altra, nude, come fossimo uno lo zaino dell'altra, solo così potremo incidere la pelle, iniettarne veleno e miele e poter andare avanti insieme e divisi, in qualche modo sentirò la tua forza enorme che mi trasporta ancora lungo correnti ascensionali, nell'iperuranio dove insieme rotoleremo come palle di fuoco e gas, dove bruceremo per sempre, angeli innocui e senza tempo né spazio.
Zaini viola, 14-X-2010
Sul ripido scosceso precipizio, il fiume scorre e rugge come niente altro avesse mai fatto, come se fosse l’inizio del tempo e instancabile dovesse trovare la meta ambita verso il bordo del mondo. Mi ero ricordata, da poco, che c’era un motivo se ci eravamo trovati lì. Un motivo che non comprendo fino in fondo, data la poca lucidità di quei primi minuti, ma di sicuro era solido e profondo come un masso in fondo a un pozzo, per averci trascinati lì.
Le mani non rispondevano ai frenetici ordini che gli davo, tantomeno le braccia, bloccate da qualcosa di incomprensibile per ora. Sono sdraiata a terra, col vento che mi fischia leggero nelle orecchie, mattina prestissimo, il cielo comincia appena a rischiarare. Non ti vedo, non so se ci sei, ma il mio corpo sente che è vero, sei vivo e sei a qualche passo da me.
Finalmente giro il capo, l’orizzonte di sassi e terra cambia e lì, distante un metro, ti vedo.
Sei sdraiato, solo nella tua incoscienza, gli occhi aperti e immoti.
Passa ancora un’ora forse, in cui rifletto, rifletto a fondo.
C'è qualcosa di simile all'odio in questa rimirata lucida follia. Non si impongono desideri e misteri a questo volo a perdita d'occhio che insieme abbiamo deciso di fare, coscienti di schiantarci prima o poi contro pareti di roccia scoscese. Ma non importa, non vogliamo affrettare la morte, vogliamo solo vivere fino in fondo finché avremo consumato le ali, di trovare la foce che porta alle nostre reciproche fonti, alla simpatetica radice dell'albero della vita che racchiude il segreto del nostro amore. La tua schiena, la mia schiena, una contro l'altra, nude, come fossimo uno lo zaino dell'altra, solo così potremo incidere la pelle, iniettarne veleno e miele e poter andare avanti insieme e divisi, in qualche modo sentirò la tua forza enorme che mi trasporta ancora lungo correnti ascensionali, nell'iperuranio dove insieme rotoleremo come palle di fuoco e gas, dove bruceremo per sempre, senza tempo né spazio.
Forse era davvero tutta una pazzia. Ricordo gli intenti, la precisione millimetrica con cui avevamo progettato e proiettato questa volontà di splendere e bruciare insieme. Non era desiderio di morte, troppo facile, era desiderio di assoluto. Un assoluto costruito dalla fusione delle nostre essenze, un esoterico rimirarsi per sempre e confondere le fiamme gemelle delle nostre malinconie così decadenti.
Tu mi avevi dissuasa, all’inizio, eri più razionale di me, me lo ricordo. Io volevo solo smettere di essere umana, separata da te dall’inutile involucro che ci costringe a una vita meschina, ridicola e ripetitiva.
Ricordo poi quanto facile fu per te accettare. Provavi la stessa intensità dei miei sentimenti.
Un modo c’era, sicuramente c’era.
Il libro, quel libro. Forse trovato in una soffitta di case abbandonate, forse prestato da un amico un po’ collezionista maledetto, forse comprato in un autogrill per pochi euro nei cestoni delle svendite. Non lo sapevamo allora, ma adesso era chiaro: non importa quali siano le parole che si usano per un incantesimo, importa l’intenzione, la profondità del desiderio che lo muove, la dedizione e il respiro sincronizzato alle maree del tempo.
Non occorreva neanche essere giovani. Nell’iperuranio tutto è eterno.
E così ora siamo qua, l’incantesimo è stato pronunciato, nella nostra stanza desolata, teletrasportati chissà come sul ciglio del vuoto.
Mi alzo, finalmente dopo ore riprendo il controllo del mio corpo, un centimetro alla volta.
Tu sei lì, hai più bisogno di tempo, ma ti sto accanto, ti parlo della pace che proveremo, ti carezzo il viso. Mi guardi con l’azzurro profondissimo dei tuoi occhi e sorridi, senza fretta, con le onde tue che mi si rinfrangono dentro e producono la potenza di un maremoto.
– È il momento, vieni.
Senza esitazione, con la determinazione che poi ti ha fatto vacillare, mi prendi per mano. Le incisioni sulla schiena disegnano un quadro astratto, son così profonde che hanno smesso di farci male. Ci affacciamo sul precipizio, per mano. Il vento ci scompiglia i capelli e porta via gli ultimi residui di terra secca, lacrime e lembi di stoffa.
Nudi, finalmente, ma mai abbastanza.
Le incisioni sulle scapole pulsano, lievemente, dolorose e luminose.
– Sei pronta?
– E me lo chiedi ora?
Un salto, una preghiera muta e le ali di luce, la decisione nel cuore ci porta su lungo correnti ascensionali. Trasfigurati in sfere luminose, ci involiamo, come angeli astratti, infiniti e possenti, assoluti e vivi.
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Cronaca: un uomo di 43 anni e una donna di 29 sono stati trovati schiantati nel fiume sottostante il Canyon del Limarò, a Stenico. Lunghe ferite sulle scapole hanno indotto gli investigatori a pensare a qualche rito satanico o gioco erotico andato male. Secondo le analisi, una potente miscela di allucinogeni e altre droghe erano presenti nei corpi. Ad oggi le loro identità rimangono ignote. La polizia riferisce un particolare curioso: entrambi i corpi emettevano un leggero alone di luce, forse dato da qualche reazione chimica delle droghe assunte. Le indagini proseguono.